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venerdì 25 novembre 2016

Donne che odiano gli uomini? O forse, semplicemente DONNE.

Uno scatto che mi ritrae insieme
a una delle orme che hanno tempestato
il pavimento della Biblioteca Provinciale di Brindisi
Buon pomeriggio amici booklovers, e ben trovati.
Settimana di preparativi, di frenesie e andirivieni senza mai uno stop. Ieri in biblioteca, come volontari del SCN 2016, abbiamo elaborato un percorso di cartelloni segnaletici, piedini di cartoncino rosso e citazioni miste dedicati alla giornata di oggi, 25 novembre internazionale contro la violenza sulle donne. Un'esperienza di condivisione e riflessione collettiva, dove ciascuno ha lasciato che i pensieri scorressero, senza vergogna alcuna o ritrosie emotive di altro genere. Ci siamo sentiti partecipi di un progetto comunitario che investe il mondo tutto e che ancora affronta le sue dure e sanguinose battaglie. Tuttavia, se da una parte me ne sono fatta carico fisico e psicologico, tornando a casa con gli occhi imperlati e lo stomaco annodato, dall'altra mi è venuto da chiedermi se sia poi così giusto ricordarsene per un giorno soltanto. Un po’ come accade con tutte le altre ricorrenze istituzionali, insomma, o comunque tradizionali. 
Ebbene, ritengo che la donna non abbia bisogno di date pretestuose da segnare sul calendario per difendere la propria libertà, dignità, unicità. La sua vita – come quella di tutti gli esseri sulla Terra – va onorata e rispettata in modo sacrosanto ogni giorno, ogni istante di questo esistere indecifrabile eppure così prodigioso. Ed è sì importante specificarne i drammi, i contesti difficili, le sofferenze consumate, le pressioni e le limitazioni esercitate sulle loro menti pensanti, le lacrime che si sono mescolate al sangue e ai lividi del corpo e del cuore, ma sono convinta anche che sia altrettanto fondamentale parlare della forza, del coraggio, della fede, della tenacia, della creatività che le contraddistinguono. Che ci contraddistinguono. Perché è proprio grazie alla valorosa lotta che ci ha viste protagoniste che abbiamo saputo sostenerci nello spazio e nel tempo, e passarci quindi il testimone.
L'eredità della donna sta in tutte le cose di questo mondo, dalla spiccata sensibilità che deriva dal nostro potere di farci casa e guscio per una nuova vita, all'intelligenza dei sentimenti, dal volume amplificato, che percepiscono sfumature infinitesimali in un singolo e minuscolo respiro. 
Quindi ecco alcuni consigli letterari che desidero offrirvi per permettervi di conoscere più in profondità il mio punto di vista e ricavarne, chissà, qualche buono spunto di confronto. 
Magari una vera e propria rivoluzione ideologica.

P.S. Naturalmente non è che una minima parte della bibliografia che potete trovare sull'argomento. 

FERITE A MORTE 
di Serena Dandini
Rizzoli, pagg. 224

"Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: 'E se le vittime potessero parlare?' Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l'ironia, l'ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. 'Ferite a morte' vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l'aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l'argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l'Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni."

QUESTO NON È AMORE 
di AA.VV.
Marsilio (Gli Specchi), pagg. 160

Attraverso il racconto di ogni protagonista, i fatti, le emozioni, le botte, si svelano le cause scatenanti e le dinamiche di coppia. Episodi ripetuti di maltrattamenti alternati a "pentimenti" del partner. E la tragedia sempre in agguato. Tutto questo avviene nella "normalità" e nella convinzione che la violenza riguardi altri. Ma a un certo momento accade "qualcosa" per cui le donne capiscono che così non può continuare. Che cosa? Ogni storia ha una sua "chiave" che la tiene inchiodata alla violenza e una che la porta a non voler più subire. Qualche volta quel maledetto meccanismo si rompe prima che sia troppo tardi. Le protagoniste, raccontandosi, affrontano quella violenza subdola che colpisce le donne nel momento in cui dicono "no", sottraendosi ai ruoli imposti da qualcosa che è nato come amore. Ma che non lo è più. Violenza fisica e anche psicologica che attraversa le classi sociali e spesso coinvolge i figli.


IL SECONDO SESSO 
di Simone de Beauvoir
IlSaggiatore, pagg. 640


Con "Il secondo sesso", Simone de Beauvoir affranca la donna dallo status di minore che la obbliga a essere l'Altro dall'uomo, senza avere a sua volta il diritto né l'opportunità di costruirsi come Altra. Con veemenza da polemista di razza, Simone de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna - sposa, madre, prostituta, vecchia - e i relativi attributi - narcisista, innamorata, mistica. Approda, nella parte conclusiva, dal taglio propositivo, alla femme indépendante, che non si accontenta di aver ricevuto una tessera elettorale e qualche libertà di costume, ma che attraverso il lavoro, l'indipendenza economica e la possibilità di autorealizzazione che ne deriva - sino alla liberazione del suo peculiare "genio artistico", zittito dalla Storia - riuscirà a chiudere l'eterno ciclo del vassallaggio e della subalternità al sesso maschile. L'avvenire, allora, sarà aperto. Con una determinazione prima sconosciuta e un linguaggio nuovo, che tesse il filo dell'argomentazione attraverso un'originale mescolanza di mito e letteratura, psicoanalisi e filosofia, antropologia e storia, Simone de Beauvoir sfida i cultori del gentil sesso criticando le leggi repressive in materia di contraccezione e aborto, il matrimonio borghese, l'alienazione sessuale, economica e politica. Provoca il pubblico conservatore, cerca il riconoscimento personale, rivendica la solidarietà collettiva.

DIO ODIA LE DONNE 
di Giuliana Sgrena
IlSaggiatore, pagg. 256

Quando si tratta di discriminare la donna, le principali religioni monoteiste sono tutte d'accordo. Ogni donna sarà etichettata come figlia di Maria o figlia di Eva: la donna è l'origine del peccato, la tentatrice che seduce e porta alla perdizione. E allora la religione, alibi del patriarcato, serve per opprimere e sconfiggere, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio; e allora serve un dio maschio, un figlio di dio maschio, un profeta maschio, sacerdoti maschi. Norme, tradizioni e costumi hanno l'unico scopo di perpetuare il controllo sociale sulla donna, spesso grazie alla sua pia connivenza, ancora più spesso attraverso l'assuefazione alla violenza. Giuliana Sgrena svela e denuncia tutte le forme di questo odio nei confronti delle donne. Da fenomeni estremi come l'infibulazione "faraonica " e lo stupro di guerra, che se ripetuto per dieci volte fa sì che la donna sia finalmente convertita, a tragedie quotidiane come il femminicidio, versione contemporanea ma non meno cruenta del delitto d'onore, con cui il maschio rivendica il possesso della moglie, figlia, sorella, il diritto di deciderne la vita o la morte. Ma esistono anche prevaricazioni più sottili e subdole, come l'ideale di purezza e verginità, che condiziona le donne nelle scelte di vita, nel ruolo sociale, perfino nell'abbigliamento. Giuliana Sgrena risale alla radice stessa della sottomissione femminile, mostrando quanto ancora oggi la legge della religione riproduca la la subalternità della donna al "primo sesso".

IL MALE CHE SI DEVE RACCONTARE 
di Simonetta Agnello Hornby (con Marina Calloni)
Feltrinelli, pagg. 192

Con un programma semplice ed efficace – che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano –, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l’esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui “si uccidono le donne” in una visione sintetica e in una stringente serie di dati. Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia – il male che si deve strappare al silenzio – e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv e alle attività che, attraverso la Fondazione, hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza domestica.

NESSUNO PUÒ TOGLIERTI IL SORRISO 
di Valentina Pitzalis
Mondadori, pagg. 156

Valentina Pitzalis è morta il 17 aprile 2011. Quel giorno mio marito mi ha cosparsa di cherosene e mi ha dato fuoco. Quel giorno la Valentina che ero sempre stata, la ragazza carina, piena di vita, prospettive e sogni per il futuro, è bruciata tra le fiamme di un inferno senza senso. Non so perché tutto questo sia successo proprio a me. Me lo sono chiesta tante, troppe volte in questi anni, così come mi sono ripetuta, ogni giorno, che lui non era un mostro, ma aveva fatto, questo sì, una cosa mostruosa. So per certo però che la persona che sono oggi è stata più forte di tutto e di tutti. Ho compreso che di fronte alle avversità, di fronte a tragedie come la mia la cosa che conta è trovare la forza di reagire. Ho scelto di reagire, ho scelto di vivere, ho scelto di cercare di essere un esempio per chi crede di non avere quella forza dentro di sé, perché io... la depressione non me la posso permettere, non più. Quello che, più di tutto, mi ha dato la forza di arrivare fin qui è stata la speranza di poter aiutare tutte le donne che vivono, magari ancora senza essersene rese veramente conto, situazioni di coppia come la mia. Sono felice di poter alzare una mano sola, sono felice di avere i miei occhi senza ciglia e sopracciglia, sono felice di avere le mie gambe coperte di cicatrici. Semplicemente, sinceramente, incredibilmente... ho trovato la forza per non smettere di sorridere e sono felice di vivere!

LE DONNE EREDITERANNO LA TERRA 
di Aldo Cazzullo
Mondadori, pagg. 228

«Voi donne siete meglio di noi. Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo, e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere.» Aldo Cazzullo racconta perché il nostro sarà il secolo del sorpasso della donna sull'uomo. I segni sono evidenti: a Berlino e a Londra governano due donne, una donna si affaccia per la prima volta sulla soglia della Casa Bianca. L'Italia resta un Paese maschilista; eppure sono donne la sindaca della capitale, la presidente della Camera, le direttrici delle principali carceri, l'astronauta più nota, la scienziata più importante. Ed è solo l'inizio. Le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l'epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte. Perché sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura; ed è il momento di prendersi cura della terra e dell'uomo, che non sono immortali. L'autore evoca il genio femminile, attraverso figure del passato e del presente, storie di grandi artiste e di figlie che salvano i padri o ne custodiscono la memoria. Racconta le battaglie che le donne conducono nel mondo e in Italia contro le ingiustizie che ancora le penalizzano, contro il masochismo che ancora le mette l'una contro l'altra o le induce a innamorarsi della persona sbagliata. E ricostruisce i mezzi con cui i maschi hanno imposto la loro egemonia per secoli, quando una femmina per rivendicare la propria libertà doveva diventare come un uomo, o almeno sembrarlo: da Giovanna d'Arco, arsa viva per non aver rinunciato all'abito maschile, alle «soldate» che si travestirono per combattere tutte le guerre.

MIA PER SEMPRE 
di Cinzia Tani
Mondadori, pagg. 160

Nel passato l'uomo uccideva di rado per ragioni sentimentali. Lo faceva per motivi economici, o per sadismo, perversione sessuale, rabbia, alcolismo. Oggi, invece, sempre più spesso l'uomo abbandonato dalla propria compagna la uccide. In Italia, le donne ammazzate dai mariti/compagni sono in consistente aumento: da 127 nel 2010 a 139 nel 2011, e nei primi mesi del 2012 ne è stata uccisa una ogni due giorni. Si tratta di delitti drammatici perché l'omicida a suo modo ama la vittima, spesso la ama anche mentre la colpisce. Mia per sempre parla di amori malsani, estremi, egoistici, nutriti di possesso e di una gelosia ossessiva che può culminare nella follia. Parla di rabbia dopo un tradimento, di depressione dopo un abbandono. Un libro-inchiesta che attraverso il racconto di storie sempre più tragicamente frequenti, ma anche attraverso le opinioni di psicologi, criminologi, avvocati, sociologi, affronta temi di stringente attualità come la violenza domestica e lo stalking. Un libro per riflettere, perché un Paese che consente la morte delle donne si sta allontanando dalla civiltà.

PERCHÉ CI ODIANO 
di Mona Eltahawy
Einaudi, pagg. 200

Quando nel 1982 la famiglia Eltahawy si trasferisce dalla Gran Bretagna in Arabia Saudita, per Mona, quindici anni, è l'inizio di una vita incomprensibile, in un paese che priva le donne di molte libertà e soprattutto di ogni spazio pubblico e decisionale. È anche l'inizio di un viaggio verso la consapevolezza e la difesa dei diritti femminili nel mondo islamico. Attingendo agli anni di militanza e giornalismo e raccogliendo decine di storie individuali, l'autrice racconta la doppia lotta che le donne islamiche devono portare avanti: quella nel contesto pubblico, in prima fila accanto agli uomini e contro i regimi d'oppressione, e quella privata, dove c'è un intero sistema culturale e famigliare da abbattere.




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